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Lettera comunitaria di Gennaio 2018 - Il tema per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2018

Potente la tua mano, Signore

Mosaico

Questo anno la riflessione per la preghiera ecumenica è stata affidata ai cristiani dei Caraibi, appartenenti a diverse tradizioni, che vedono la mano di Dio nella fine della schiavitù. L’esperienza dell’opera salvifica di Dio che porta la libertà è seme di unità.  Per questo motivo la scelta del cantico di Mosè e di Miriam (Esodo 15, 1-21) quale tema per la Settimana di preghiera 2018 è sembrata molto appropriata. È un canto di trionfo sull’oppressione.

Come gli Israeliti, anche le popolazioni caraibiche hanno il loro canto di vittoria e di liberazione da cantare ed è un canto che li unisce. Non di meno, alcune sfide contemporanee ancora costituiscono una minaccia di nuova schiavitù e una minaccia contro la dignità della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio. Sebbene la dignità umana sia inalienabile, tuttavia essa viene spesso oscurata sia dal peccato personale che da strutture sociali di peccato. Nel nostro mondo, segnato dal peccato, troppo spesso le nostre relazioni sociali mancano della dovuta giustizia e compassione che onorano la dignità umana. Povertà, violenza, ingiustizia, tossicodipendenza, pornografia, e il dolore, la tristezza, l’angoscia che vi fanno seguito sono esperienze che distorcono la dignità umana.

Molti dei problemi che affliggono le popolazioni caraibiche oggi sono eredità del passato coloniale e della tratta degli schiavi. Questa ferita a livello collettivo si manifesta in problemi sociali legati sia a bassa autostima, sia all’esistenza di bande e di violenza domestica, e danneggia le relazioni familiari.  Sebbene siano un retaggio del passato, queste realtà sono anche esacerbate dalla situazione contemporanea che molti chiamerebbero neo-colonialismo. Nelle attuali circostanze, infatti, sembra quasi impossibile per molte nazioni di questa regione uscire fuori dalla condizione di povertà e di debito. Inoltre, in molti luoghi, è rimasto un contesto legislativo che continua ad essere discriminatorio.

La mano di Dio che condusse il popolo fuori dalla schiavitù, dando continua speranza e coraggio agli Israeliti, continua a infondere speranza ai cristiani dei Caraibi. Essi non sono vittime delle circostanze. Nel testimoniare questa comune speranza le chiese lavorano insieme nel servizio a tutte le popolazioni della regione, ma particolarmente ai più vulnerabili e negletti; come nelle parole dell’inno: “La mano di Dio semina la terra; essa pianta semi di libertà, speranza e amore”.

Riflessione biblico-pastorale sul testo (Es 15, 1-21)

Il Libro dell’Esodo ci conduce attraverso tre periodi: la vita degli Israeliti in Egitto (1, 1 – 15, 21); il viaggio di Israele attraverso il deserto (15, 22 – 18, 27); e l’esperienza del Sinai (19 – 40). Il passaggio biblico scelto, il “Cantico del mare” intonato da Mosè e Miriam, narra gli eventi che hanno portato alla redenzione del popolo di Dio dalla schiavitù e conclude il primo periodo.

“È lui il mio Dio, lo voglio ringraziare” (Es 15, 2)

I versetti 1-3 del capitolo 15 sottolineano la lode a Dio: “Il Signore è mia difesa, mia potenza. Egli mi ha salvato. È lui il mio Dio, lo voglio ringraziare; è il Dio di mio padre, lo voglio esaltare (Es 15, 2).

Nel cantico, intonato da Mosè e Miriam, gli Israeliti esaltano le meraviglie di Dio che li ha liberati. Essi si rendono conto che il piano di Dio di liberare i popoli non può venire sventato né osteggiato; nessuna potenza, neppure il faraone con i suoi carri, l’esercito e il suo potere militare ben organizzato può vanificare la volontà di Dio di liberare il suo popolo (Es 15, 4-5). In questo gioioso grido di vittoria i cristiani di molte diverse tradizioni riconoscono che Dio è il salvatore di tutti, e noi siamo felici che Egli abbia mantenuto le sue promesse e che continui a donarci la salvezza mediante lo Spirito Santo. Nella salvezza che ci dona noi riconosciamo che Egli è il nostro Dio e che noi tutti siamo il suo popolo.

“Potente e terribile è la tua mano, Signore” (Es 15, 6)

La liberazione e la salvezza del popolo di Dio avvengono per la potenza di Dio. La mano di Dio può essere compresa sia come la sicura vittoria di Dio sugli avversari, sia come la sua infallibile protezione verso il suo popolo. Nonostante la determinazione del faraone, Dio ha ascoltato il grido del suo popolo e non lascerà che perisca perché Egli è il Dio della vita. Attraverso il potere sul vento e sul mare Dio mostra la sua volontà di preservare la vita e di distruggere la violenza (Es 15, 10). Lo scopo di questa redenzione era di costituire gli Israeliti come popolo di lode che riconosce l’amore fedele di Dio.

La liberazione ha portato una speranza e una promessa al popolo. Una speranza poiché è sorto un nuovo giorno in cui il popolo poteva liberamente adorare il proprio Dio e crescere secondo le proprie capacità. E ha anche portato una promessa: il loro Dio li avrebbe accompagnati durante tutto il loro viaggio e nessuna forza avrebbe potuto distruggere il piano di Dio per loro.

Unità

Il brano di Esodo 15 ci permette di vedere come la strada verso l’unità debba spesso passare attraverso una comune esperienza di sofferenza. La liberazione degli Israeliti dalla schiavitù è un evento fondante nella costituzione del popolo.  Per i cristiani questo processo raggiunge l’apice con l’Incarnazione e il Mistero pasquale.  Sebbene la liberazione/salvezza sia iniziativa di Dio, Dio coinvolge i soggetti umani nella realizzazione del piano di redenzione del suo popolo. I cristiani, attraverso il battesimo, partecipano del ministero di riconciliazione di Dio, ma le divisioni ostacolano la nostra testimonianza e la nostra missione in un mondo che ha bisogno della guarigione di Dio.

 
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