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Lettera comunitaria di Novembre 2017 - Accogliamo una famiglia congolese

Aprire le porte e ospitare coloro che domandano aiuto è rinnovare il gesto del Samaritano che si ferma per fare spazio, nel suo tempo e nelle sue possibilità, al volto dell’altro che fa appello alla responsabilità, che chiede una risposta personale di condivisione.

È in questa prospettiva che nasce nella nostra parrocchia la Casa della carità Carlo Javazzo: un modo concreto di tradurre e creare occasioni di accoglienza, di aprirsi ai bisogni dei tanti profughi e rifugiati che continuamente arrivano nella nostra città.

Due anni fa la nostra Casa della Carità ha ospitato tre ragazzi africani che vi sono rimasti 17 mesi. Si trattava della cosiddetta PRIMA ACCOGLIENZA, ossia quella forma di accoglienza in cui i rifugiati vengono aiutati a superare lo stato di marginalità attraverso un lavoro di sostegno alla persona e di accompagnamento nella ricerca di soluzioni occupazionali ed abitative autonome. Tale forma di accoglienza richiedeva pertanto la collaborazione di tutta la parrocchia. In questa fase infatti l’obiettivo è accompagnare il migrante in una definizione realistica del proprio progetto di vita, implementando le proprie risorse e lavorando con lui in vista di una propria autonomia sociale, economica ed abitativa.

Il coinvolgimento dei volontari e del territorio, dunque, in sostanza ha avuto lo scopo preciso di favorire l’inserimento sociale dei tre ragazzi, mettendo fine alla fase dell’assistenza per promuovere il singolo e le sue potenzialità.

All’inizio, tuttavia, come abbiano constatato con i nostri primi tre ospiti, Salif, Babakar e Mountaga, trovare un posto dove sistemarsi è proprio uno dei passi più difficili. Per questo allora si decise di rendere disponibile la nostra Casa della Carità: i ragazzi ci avrebbero vissuto prima di conseguire una completa autonomia. Durante il loro soggiorno i tre giovani sono stati quindi aiutati a rendersi conto delle difficoltà e delle peculiarità della gestione quotidiana di una casa nel nostro territorio e, forniti anche di elementi di economia domestica e di gestione del denaro, sono stati responsabilizzati e stimolati verso una maggiore consapevolezza del loro nuovo modo di abitare e forse anche di vivere.

Sabato 29 ottobre la casa è stata riaperta per accogliere, questa volta in SECONDA ACCOGLIENZA, una famigliola congolese. Si tratta di una giovane madre con due bambini. Rachel ha 33 anni ed è in Italia da 3 anni, parla italiano in modo accettabile e lavora come baby-sitter di pomeriggio e questo le consente una certa autonomia nella gestione della propria vita. I bambini sono arrivati solo 15 giorni fa e ovviamente non parlano italiano: Daniel ha 10 anni e Chris ne ha 9; sono scolarizzati e conoscono il francese, sembrano vivaci e svegli anche se in questo momento non poco frastornati. Si tratta di una famiglia cristiana e questo può facilitare l’inserimento nelle attività parrocchiali.

I nostri ospiti sono seguiti da un’assistente sociale che si sta occupando di iscriverli a scuola, la Caritas li ha affidati ad una tutor molto in gamba, la Casa Famiglia delle Suore Salesie è disposta a dare aiuto con la collaborazione di alcuni volontari. La Parrocchia terrà il coordinamento e darà, oltre all’alloggio e alle utenze, un aiuto concreto assumendosi l’impegno dei rifornimenti di saponi e detersivi. Questo è il quadro della situazione che dovremo gestire per il bene dei nostri ospiti sempre confidando nell’aiuto di Dio.

 
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