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Lettera comunitaria di Giugno 2017 - Il Leccio di Fatima

Appare sopra un Quercus ilex, comunemente chiamato leccio, la Vergine Maria, nel 1917, ai pastorelli di Fatima. La simbologia di quest'albero affonda le radici nell'antichità. La quercia, in generale, era per i greci l'albero sacro a Giove. A motivo della sua longevità e della sua robustezza, fu considerata da sempre parabola dell'eternità.

Il leccio, nello specifico, era invece associato alla sventura: le sue chiome ombrose con le fronde sempre verdi rendevano i boschi di lecci impenetrabili, da ciò la reputazione di pianta infausta. Non così per la cristianità che, al contrario, regala al leccio un ruolo senza precedenti. Si narra come, dopo la condanna a morte di Cristo, tutti gli alberi si rifiutarono di offrire il proprio legno per fabbricare la croce.

Sotto i colpi dei boscaioli e dei falegnami ogni legno d'albero andava in frantumi. Soltanto il leccio non si ribellò perché comprese che Cristo con la croce avrebbe redento il mondo e salvato anche la creazione dalla caducità della morte. Non a caso il beato Egidio, terzo compagno di san Francesco d'Assisi, vedeva apparirgli il Salvatore presso un albero di leccio, simbolo appunto del crocifisso.

Si comprende meglio allora perché la Vergine Maria apparve ai tre pastorelli di Fatima, sopra un simile albero. L'annuncio della Madonna si colloca dentro la grande opera di salvezza che il Cristo compie già interamente sulla croce, ma che si deve attuare nella storia attraverso il corpo mistico della Chiesa.

Nonostante l'omonimia tra la Fatima portoghese e l'unica figlia di Maometto, i simboli di cui si circonda la Vergine durante l'apparizione la designano chiaramente come un'apparizione cristiana. Tra gli alberi citati dal Corano, infatti, non si trova elencato né il leccio né la più generica quercia, mentre sono numerose le opere d'arte che ritraggono la Vergine sopra o accanto a quest'albero.

Tra le più famose c'è la Sacra famiglia presso la quercia, opera di Raffaello, dove san Giuseppe pensoso si appoggia sopra le rovine di un tempio pagano (ormai crollato) e la Madonna siede davanti a una quercia, con san Giovanni Battista, fanciullo, che porge il cartiglio dell'ecce Agnus Dei al Cristo, indicando così, complice il leccio, il destino che avrebbe abbracciato il Messia.

Ma la più suggestiva immagine che collega, con grande anticipo, le apparizioni di Fatima all'arte è la Madonna dell'albero secco, un'opera di Petrus Christus, artista olandese del XV secolo. Qui Maria appare sopra un albero spinoso, lo stesso appunto sul quale salì il Salvatore per condurci alla gloria, portando in braccio il Cristo Bambino che indossa già il telo bianco della risurrezione.

Gesù porge alla Madre il frutto della sua passione che riaprirà all'umanità il giardino ove si radica l'albero della vita. Quel frutto che i progenitori avevano rubato ora, da Cristo, ci è donato per grazia. Ci sono 15 lettere appese ai rami secchi dell'albero, rimando alle 150 Ave Maria di cui era composto il Santo Rosario prima dell'introduzione dei Misteri della luce.

La diffusione del Rosario in Europa data 1475, mentre il dipinto di Petrus Christus data 1465. Con 10 anni d'anticipo quest'artista propone ai fedeli quell'arma si salvezza che anche la Vergine a Fatima, 500 anni più tardi, indicherà quale strumento per vincere il dramma della scristianizzazione del mondo contemporaneo.

Gloria Riva (da Avvenire)

 
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