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Lettera comunitaria di Febbraio 2017 - i muri non servono
“I muri non servono a nulla se non a ingabbiare le nostre paure rendendoci incapaci di immaginare e vivere nuove forme di convivenza”
Andrea Camilleri

Siamo giunti al termine, nella nostra parrocchia, del primo esperimento di accoglienza relativo a rifugiati richiedenti asilo. Il progetto, chiamato dalla Caritas “Ero forestiero e mi avete ospitato”, ci ha dato l’opportunità di conoscere tre giovani africani, Salif del Mali, Babakar e Mountaga del Senegal.

Come sappiamo tale esperienza ha avuto inizio nel novembre 2015 ed è stata coordinata dalla Caritas diocesana.

Hanno partecipato, oltre la nostra, altre 40 parrocchie e diversi istituti religiosi di Roma: in totale fino ad ora sono state ospitate 123 persone tra richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale. I beneficiari sono famiglie o singoli già in possesso di un permesso di soggiorno di lunga durata, persone quindi che vivono in Italia da diverso tempo ed hanno già iniziato il loro percorso di integrazione. Sono così nella condizione in cui devono ormai lasciare il circuito di assistenza assistita: di fatto tuttavia non hanno raggiunto una piena autonomia ed hanno ancora difficoltà ad inserirsi.

La nostra accoglienza si è realizzata nella casa della Carità intitolata a “Carlo Iavazzo” (cortile di via Volsinio) dove i nostri ospiti sono stati seguiti da una tutor della Caritas di Roma, dal gruppo MASCI, come supervisore, e da tanti generosi volontari che sono intervenuti in base alle necessità (cene, ricerca di lavoro, scuola d’italiano, salute, supporto socio-legale, conoscenza del territorio).

Qualche giorno fa, dunque, terminato il percorso, Mountaga e Salif hanno riconsegnato le chiavi della Casa della Carità. A questo punto la situazione dei ragazzi è la seguente:

Mountaga lavora come tirocinante (progetto Garanzia Giovani della Regione Lazio) presso il bar-pizzeria “Dolce Vita” di Lunghezza. È pagato con 200 euro mensili dal datore di lavoro e con 300 euro mensili dalla Regione (somma che riceverà presumibilmente alla fine di giugno quando terminerà il tirocinio).  Spera di essere assunto regolarmente dal 1° luglio. Lavora dalle ore 16 alle 22 e non ha diritto al pasto serale, quindi cena sempre dopo le 23.  Il ragazzo è un po’ sciupato e stanco: sta sperimentando la difficoltà di vivere e lavorare con altre persone. Si è definitivamente trasferito presso la casa che ha preso in affitto nella zona di Torre Angela insieme a Salif e a due pakistani: il contratto con il proprietario deve essere firmato a giorni.

Salif ha terminato il 19 u.s. i 3 mesi di tirocinio pagati dalla Caritas presso una pizzeria-ristorante nella zona di viale Togliatti ma il datore del lavoro gliene ha offerti altri 3 con la paga di 500 euro mensili ed ha parlato di regolare assunzione in aprile. Lavora di pomeriggio talvolta fino a molto tardi. Per fortuna la nuova casa è piuttosto vicina al ristorante e sembra che possa raggiungerlo abbastanza facilmente. Contemporaneamente ha continuato a lavorare presso il B&B nelle mattine di venerdì e domenica; anche qui è molto apprezzato tanto che il datore di lavoro gli ha promesso la regolare assunzione, cosa che lo farebbe felice perché non vuole più lavorare in nero e perché preferisce il lavoro in albergo al lavoro nel ristorante. È stato lui a trovare la casa dove alloggia con Mountaga e dove si è già organizzato (lo abbiamo fornito – grazie a Carlo al quale è molto grato - di coperte e biancheria per la casa e – grazie a Nadia – di pentole). Mi sembra sereno e abbastanza sicuro di sé.

Babakar è rimasto solo nella nostra Casa della Carità, ma è sempre fuori, perché è impegnatissimo: il sabato tiene (!) un corso di cucito presso il laboratorio scalabriniano di via Casilina e mi ha detto di esser pagato abbastanza bene. Negli altri giorni lavora nel nuovo laboratorio scalabriniano recentemente aperto in via della Lungaretta 22 (orario: 15-22) dove riceve i clienti (per ora tuttavia carenti!). Forse possiamo cominciare a dire che la nostra esperienza di accoglienza ha avuto successo?  Speriamo che sia così e che il Signore aiuti i nostri ragazzi ed anche noi tutti.

 
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